L’ombra e la grazia

Seminario di yoga e meditazione

L’ombra e la grazia

Seminario di yoga e meditazione

3 – 6 gennaio 2023
Genova – centro storico

Non c’è luce senza ombre e non c’è pienezza psichica senza imperfezioni. La vita richiede per la sua realizzazione non la perfezione, ma la pienezza. Senza l’imperfezione non c’è né progresso né crescita.

G Jung

L’ombra (una diversa gradazione della luce).

Recita Treccani: l’OMBRA è una zona di minore luminosità prodotta da un corpo opaco che si interpone tra una superficie e una sorgente di luce (fare o.; avere una parte del viso in o.) e anche la figura che questo corpo proietta sulla superficie riproducendone la forma.
Quando pensiamo alle nostre ombre, è quasi automatico conferirvi una connotazione negativa, in alcuni casi spaventosa (la mia parte cattiva, sbagliata, fallata, pericolosa, disfunzionale etc). Vi associamo l’immaginario di un luogo oscuro in cui si celano deformi creature, pericoli o tentazioni moralmente discutibili. Vi contrapponiamo la luce come metafora di elevazione, purezza, moralità integerrima. Siamo nel pieno ambito della dualità, della contrapposizione.
Ma qui proponiamo una diversa visione. I saggi tantrici, così come i moderni scienziati, concordano nel riconoscere l’esistenza di un’energia unitaria che pervade ogni cosa, intrinseca ad ogni essere e ad ogni forma. Essa è totalmente “positiva”, non ha un opposto, non è buona o cattiva, è “solo” energia, vibrazione.
Senza scomodare antiche filosofie indiane, la definizione da vocabolario ci viene in soccorso nel cambiamento di prospettiva sul tema, descrivendo l’ombra come una zona di minore luminosità e non di buio assoluto: gli assoluti non esistono, se non nelle nostre definizioni mentali. Ciò che esiste sono diversi gradi di manifestazione di un dato fenomeno, in questo caso la luce.
L’ombra può essere dunque definita come una zona di noi che non vediamo bene, perché semplicemente qualcosa – di noi – si interpone. Cosa si interpone? E’ di ciascuno di noi l’esplorazione: un giudizio, forse, una paura, una convinzione maturata nel tempo che funziona come un filtro al nostro sguardo, senza che neppure ce ne accorgiamo.
Potremmo dire più “yogicamente” che la luce della nostra consapevolezza, proiettandosi su noi stessi, incontra un ostacolo, un limite. Questo “ostacolo” genera un ombra che ne riproduce tendenzialmente la forma (ecco un simpatico trucchetto per orientare la ricerca!): una zona meno luminosa, dunque, un’area di noi che non ci è completamente in chiaro, che non è ancora stata compresa pienamente, accettata, integrata. Benvenuto ostacolo, dunque! Dal momento che esso rappresenta l’occasione per integrare nuove consapevolezze, ampliare ed affinare il nostro sguardo, guadagnare nuove dimensioni di libertà e conoscenza. Riappropriarci del nostro potere, contattando in maniera sempre più nitida e diretta la nostra essenza di pura energia, vibrazione, luce.
Jung, il cui lavoro fu influenzato dalle letture delle scritture orientali, chiamò l’ombra: ‘la persona che preferiremmo non essere’: ciò che è nascosto alla nostra consapevolezza, ciò che rifiutiamo e a cui ci opponiamo, e che proprio per questo tende a dirigere le nostre emozioni, ed i comportamenti, in modi imprevedibili. Innescando automatismi che ci imprigionano in immagini limitate di noi stessi, nella ripetizione ossessiva degli stessi copioni. Forse ricorderete la favola di Peter Pan, quando Peter perde la sua Ombra che, immancabilmente, ne combina di tutti i colori. Solo nel momento in cui lui la ricuce a sé, la reintegra, la sua Ombra torna ad avere un ruolo funzionale (avvertire del pericolo imminente, trovare soluzioni inaspettate, accedere all’intuito).
Un ultima considerazione: ciò che facciamo con noi stessi, che lo si voglia ammettere o meno, è ciò che facciamo con gli altri e con la realtà che ci circonda: quanto giudizio, repulsione, paura, nei confronti di chi e di cosa ci ricorda della nostra povera ombra rifiutata!

La grazia.

La soluzione (dal latino solvere: sciogliere, trasformare) dell’ombra non è dunque la luce. L’ombra ne è una manifestazione: senza fonte luminosa, non ci sarebbe ombra. E il buio non ha potere di espandersi, se non proporzionalmente a quando la luce diminuisce di intensità. Aprite la finestra di una stanza buia e il buio non uscirà, ma senz’altro entrerà luce.
La soluzione dell’ombra – ribadisco in senso etimologico, non in termini di contrapposizione dualistica – è piuttosto la grazia, il potere della rivelazione. La radice latina della parola è “grata” o “gratia” che significa “un dono dato liberamente”. In sanscrito il concetto di grazia è espresso con “shaktipata”: shakti significa “energia” e pata ha il significato di “trasmettere” o “donare”.
La grazia, nel tantrismo, è il potere dell’Assoluto che si manifesta in ogni cosa. In ciò che ci piace e in ciò che non ci piace. Lo stato di grazia è quello che nasce spontaneamente ogni qualvolta ci apriamo alla comprensione, all’accettazione, all’intuizione. Ogni volta che ci offriamo consapevolmente alla pratica. E’ una forza attiva che genera gioia, beatitudine. Aprirsi alla grazia significa dire sì alla vita nella sua interezza. E’ la Volontà di essere consapevoli di tutte le parti di noi stessi, luce e oscurità, l’intero arcobaleno delle sensazioni, delle emozioni, dei pensieri. Significa sentire e conoscere ogni istante pienamente, senza applicarvi la lente deformante delle nostre preferenze, pregiudizi, fobie, aspettative. Aprire il cuore al momento presente, percependo quell’Unione (yoga) con la nostra essenza di pura vibrazione e con tutte le cose animate dalla medesima pulsazione energetica, che si manifesta a differenti gradi e frequenze.
*Guru: Gu è etimologicamente l’oscurità – Ru la luce, il “senza forma”. Il maestro interiore che ci conduce dall’oscurità (dell’ignoranza) alla luce della consapevolezza. Questa luce è la nostra reale natura, l’Assoluto in noi che ha una natura radiante. Il potere che nasconde e blocca, il limite che genera l’ombra, è altresì Guru. Non a caso la parola in significa anche “colui che è pesante”: ciò che pesa è energia in forma condensata, contratta.

Le pratiche.

  • Giorno 1 (17.00-18.30): contattiamo la nostra ombra relazionando con l’ostacolo che la genera. Sviluppiamo un po’ di attrito (consapevole), per contattare ed ammorbidire la nostra reattività, l’attaccamento ai limiti e l’inerzia. Focus: il core, Kalhi, torsioni.
  • Giorno 2 (10-11.30) parte posteriore del corpo, quella in ombra ma anche quella meno connotata da tratti identitari (in yoga connessa all’Assoluto in noi). Focus: piegamenti in avanti, spirale interna di espansione, la pazienza, l’umiltà (forma dell’inchino).
  • Giorno 2 (17.30 -19): cerchiamo morbidezza e lucidità nell’esperienza del limite, non lo ignoriamo, ma esploriamo le azioni che ci aiutano a rendere il corpo più flessibile, in preparazione alla posizione apice: Hanumanasana. Focus: mobilità articolare nella parte inferiore del corpo.
  • Giorno 3 (9.30-11): le pelvi. Esploriamo la fluidità di movimento e ci dedichiamo all’ascolto del mondo delle sensazioni, approfittando del lavoro sull’apertura delle anche che ci aiuta a connetterci con le nostre emozioni. L’area delle pelvi è, infatti, una zona che tende a trattenere particolarmente l’effetto di ciò che sentiamo. Focus: anche, mulha bandha, emozione, acqua.
  • Giorno 3 sera (17.30-19): la luce, tejas, la connessione con la nostra reale natura. Focus: spalle e anche, equilibrio, garudasana.
  • Giorno 4 (10.30-12): aprirsi alla grazia, epi-fania. La pratica è incentrata sugli archi della schiena, sulle estensioni della colonna vertebrale, categoria di posizioni che per eccellenza richiedono forza al centro e ci aprono alla grazia. Focus: estensioni della colonna, camatkarasana.

Le sessioni, i corsi, i seminari, i ritiri, il materiale offerto da Sarangi sono rivolti allo scopo della ricerca interiore, del problem solving e della crescita personale, non si sostituiscono al lavoro di medici e psicoterapeuti poiché non considerano, non trattano e non si pongono come obiettivo la risoluzione di patologie e sintomi di pertinenza medico-sanitaria.


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