Lasciare
Seminario di yoga e meditazione
Lasciare
Seminario di yoga e meditazione
4 – 6 novembre 2022
Casa Payer – Luserna San Giovanni
Quando lascio andare quello che sono, divento quello che potrei essere.
Lao Tzu
Dal latino laxare: allargare, allentare , sciogliere.
- ALLARGARE: diversamente da quanto normalmente siamo portati a pensare, l’etimologia della parola lasciare ci suggerisce una possibilità di acquisizione, più che di perdita. Di integrazione, più che di frammentazione e separazione. Prendere spazio, espandersi in consapevolezza, acquisire una nuova dimensione di possibilità (in una stanza piena di cianfrusaglie non può entrare nulla di nuovo). Se lascio andare chi sono, recita Lao Tze, divento chi posso essere.
Nella pratica yoga, lavoreremo sul principio di SPAZIO. Occhi, aperture del “cuore” (estensioni della colonna), luogo simbolico, archetipale dell’Unione, dell’essenza non duale della nostra energia. - ALLENTARE: allentare la presa che ci fa stringere i pugni e che costringe il respiro in spazi angusti. Allentare gli attaccamenti. Innanzitutto l’attaccamento alle idee preconcette su noi stessi. “Io sono fatt* così” è il nostro peggior tiranno. Cosa può accadere se smetto di lottare per conservare l’idea che ho di me stessa, del mio corpo? Quante energie impiego in questo sforzo di conservazione? Qual è la paura sottostante?
Nella pratica yoga, lavoreremo sul principio di mobilità, sulla possibilità di sciogliere resistenze articolari (piegamenti in avanti – mobilità nelle anche/bacino), costruendo questa possibilità a partire da una necessaria e propedeutica stabilizzazione e attivazione del “core” (addominali profondi, erettori della colonna). L’elemento a cui ispireremo le pratiche sarà il fuoco. - SCIOGLIERE: riportare alla fluidità ciò che è cristallizzato, irrigidito, congelato. Dal controllo giudicante all’esercizio dell’accettazione morbida. Dalle convinzioni limitanti alla visione inclusiva e aperta. Nulla in natura è realmente immobile, l’energia è vibrazione ordinata, pulsazione ritmica.
Nella pratica yoga, lavoreremo sulla fluidità e sulle torsioni, categoria di posizioni che libera l’energia vitale trattenuta e scioglie gli accumuli eliminando le tossine, il superfluo, l’esausto, il troppo. Concluderemo con una pratica di vinyasa: muovendo in modo dinamico di forma in forma approcciamo il corpo e il mondo interiore come degli esploratori, provando ad abbandonare denominazioni e declinazioni stereotipate del linguaggio e della cultura, per lasciare spazio a un sentire nudo e libero. Lasciamo emergere le sensazioni e gli stati d’animo provando a non dar loro un nome o un giudizio, ma lasciando scorrere l’esperienza abbandonando resistenze e barriere. Una volta raggiunto l’apice di calore, avremo occasione di ‘offrire’ il frutto del nostro vissuto, i residui delle nostre esperienze emotive, le macchinazioni che la ragione ha trattenuto su di queste e… lasciare andare.

Lasciare è una necessità, ce lo insegna l’autunno. Non esiste possibilità di rifiorire se prima non lasciamo andare qualcosa. Non ci sarebbe spazio, non ci sarebbe energia per estrofletterci e creare se prima non lasciassimo cadere il vecchio, l’esausto. Accettando la ciclicità, il movimento ondulatorio intrinseco alla vita. La nostra energia imploderebbe o stagnerebbe in un’inerzia mortifera. Sciogliere, allentare, creare spazio, sono i prerequisiti del processo creativo che si rinnova costantemente.

Le pratiche.
- Giorno 1
Dismettiamo i nostri abituali “vestiti”. Lasciamo ruoli e abitudini di comportamento sociale fuori dal seminario, lasciamo le immagini – collezionate nella memoria- che abbiamo di noi stessi e degli altri presenti che già conosciamo. Lasciamo andare “l’amica”, “il compagno”, “la collega”. Lavoriamo per stare nel gruppo nel modo più autentico possibile, accorgendoci delle maschere che in modo irriflesso, automatico, utilizziamo per renderci ipoteticamente “simpatici”, “interessanti”, “colti” o per nasconderci e rimanere “fuori” dal gruppo. Portiamoci spogli, essenziali. Osserviamo quanto peso ha la considerazione degli altri sulla conservazione di un’identità rigida, inautentica.
a. Cosa vogliamo lasciare andare oggi? Un’attitudine che mi limita, un abitudine che mi costringe, un peso che mi zavorra, un aspetto di noi stessi o della nostra esistenza materiale che è esaurito e non serve più? Nella scelta mi oriento sulla base della semplicità, dell’autenticità e della “linea di maggior resistenza”.
b. Cosa occorre allentare per permettere questo lasciare? Quale presa devo abbandonare? Qual è l’attaccamento che mi tiene ancorata? A cosa mi aggrappo per non prendere il largo? Una parola, due al massimo. Lasciamo andare le intellettualizzazioni e le interpretazioni psicologiche, scriviamo di getto, con spietata amorevolezza. Accorgiamoci della nostra intrinseca attitudine a mentire. Nel momento in cui ci accorgiamo della menzogna che reiteriamo, sarà nata in noi la verità. - Giorno 2
c. Qual è la rigidità da sciogliere? Che si esprima sotto forma di paura, di iper controllo, di convinzione. Cosa di me posso accettare (anziché fuggire o combattere) per facilitare il processo del “lasciare”? Cosa dell’altro (attraverso una mia reattività) mi indica una qualità energetica, un aspetto di me che non ho ancora visto e compreso? - Giorno 3
d. Quale nuovo spazio di possibilità si apre per me come naturale conseguenza del lasciare? Quale nuova qualità, aspetto, potrei integrare nella mia esistenza? In che direzione posso espandermi? Quale nuova libertà mi concede questo lasciare? Chi posso/voglio essere? Sprofondo nel processo immaginativo creativo.
Lasciamoci ispirare dall’idea di “spazio” aprendoci alla sensazione della vastità dell’esistenza di cui siamo “solo” un rivolo. Ed al contempo cogliamo l’universo che si cela in un singolo dettaglio di noi. Alleniamo la nostra intuizione a cogliere l’essenza al di là della superficie, il significato al di là del dato sensibile, senza lasciarci catturare dalla singolarità perdendo la visione d’insieme ma cogliendo la continuità che esiste tra ogni aspetto di noi e ogni manifestazione, ogni cosa del mondo che ci circonda.
Le sessioni, i corsi, i seminari, i ritiri, il materiale offerto da Sarangi sono rivolti allo scopo della ricerca interiore, del problem solving e della crescita personale, non si sostituiscono al lavoro di medici e psicoterapeuti poiché non considerano, non trattano e non si pongono come obiettivo la risoluzione di patologie e sintomi di pertinenza medico-sanitaria.
